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ARCANI MAGGIORI
 
Il Bagatto - Il Mago

Figura tradizionale sui mercati e sulle piazze medievali rappresenta il giovane iniziato alla magia. Impugna con la mano sinistra la bacchetta del comando, significatrice del fuoco primoridiale, innesco di qualsiasi azione, mentre con la destra addita gli strumenti del mestiere: il bicchiere, ovvero la coppa con il nettare degli dei (l'ambrosia), simbolo dell'elemento Acqua e della sapienza; il coltello, cioè la spada, emblema dell'Aria e del coraggio; i dadi che ricordano per la forma cubica la stabilità della terra e il potere coercitivo della volontà. Il Bagatto è colui che possiede i mezzi, ma deve fare molta attenzione a come li usa, egli domina il destino e indossa il cappello a forma di 8 orizzontale, simbolo di eternità.

La Papessa - Giunone

Rappresenta la sacerdotessa del mistero ovvero la conoscenza al femminile, rispettata e assecondata nei tempi più antichi come la via dell'intuito e del cuore, prima che la religione e la cultura virassero verso una ricerca più attiva, mascolina, improntata alla ragione e non più alla veggenza ed al segreto. Sotto il suo manto porpora ed azzurro, i colori della spiritualità e della saggezza, si cela, dunque, l'immagine della Grande Madre cosmica, la Terra, conosciuta e adorata dagli antichi culti sotto il nome di Iside, Diana, Ishtar, Sequana. La Papessa, simbolicamente collegata alla Luna che regola l'emotività e la veggenza, è la signora dei saperi notturni, iniziatici e, per questo, preclusi alla maggioranza. Siede su un trono tra due colonne (la vita e la morte, il bene e il male) identificate anche come le colonne Jakim e Boas del Tempio di Salomone e tiene tra le mani una pergamena arrotolata di cui solo una parte si riesce a leggere.

L'Imperatrice

E' la Venere Urania dei greci, la Vergine dei cristiani, la Pistis Sophia degli gnostici. Tutto nella usa figura, a cominciare dalle ali, simbolo dell'aria e quindi del piano mentale, allude alla prontezza dell'intelletto e alla versatilità delle idee. Ed è proprio grazie a questa superiorità intellettuale, simboleggiata dalla corona e dallo scettro, entrambi emblemi imperiali di comando, che l'Imperatrice si eleva al di sopra del mondo oggettivo, fino alla sfera immobile della perfezione, dove risiedono i modelli platonici della realtà, gli archetipi, le idee primordiali da sempre compagne dell'uomo. L'Imperatrice rappresenta quindi la ricchezza, l'unione, la fertilità , la creatività, il grande potere femminile, la posizione di comando, la scintilla mentale, la creazione nella fase progettuale sempre precedente la realizzazione pratica.

L'Imperatore

Colui che regna e governa con saggezza, è il governatore di questo mondo, il solido, il concreto, simboleggiato dal trono cubico sul quale poggia. Il cubo è, infatti, la più stabile delle forme geometriche, fondata sul significato esoterico del numero quattro, il numero della stabilità, del mondo finito. La mano destra, emblema del potere maschile, solare, attivo (la via secca di cui parlano gli alchimisti), impugna lo scettro, che allude al dominio dell'anima, rafforzato dal simbolismo dell'aquila, che troneggia sullo scudo a lato del trono.

Il Papa - Giove

Come la Papessa, la versione del potere spirituale al femminile, anche il Papa siede fra le due colonne del tempio di Salomone. Veste in prevalenza di blu e oro, i colori della saggezza e dello spirito, ma non senza un tocco di rosso, che esprime l'aspetto attivo e combattivo della fede. Il significato simbolico di questa lama, infatti è tutto incentrato sull'autorità spirituale, sulla saggezza e sui buoni consigli; un ruolo del tutTo diverso, dunque da quello, ugualmente autorevole, ma terreno, espletato all'Imperatore. Il Papa è l'uomo maturo, colui che ha raggiunto il culmine delle proprie potenzialità su tutti i fronti, al punto che può persino permettersi di prendere le distanze e osservare l'arena dell'esistenza con sorridente saggezza. Amante delle tradizioni e delle cerimonie, il Papa necessita dell'approvazione degli altri ed apprezza gli aspetti positivi del conformismo. Tiene tra le mani la triplice croce, la croce di Malta, la croce dei 3 mondi. La croce di Malta ha 8 punte e sono dipinte sul dorso dei guanti che il Papa indossa.

Gli Amanti - L'Innamorato

L'Arcano nr. 6 si ispira ad un scena mitologica: il giovane Ercole che, compiuta l'educazione presso il centauro Chirone, si trova di fronte a una scelta determinante per la sua futura esistenza. Gli appaiono allora due giovani donne, rappresentanti il rigore e la mollezza, che gli promettono strade e vantaggi diversi: il bene e il male, la virtù ed il vizio. Come l'eroe graco. il giovane in pierdi fra le due donne, esita indeciso davanti all'austera signora, vestita dimessamente, che promette soddisfazioni esclusivamente morali e alla seducente dispensatrice di piacere. L'illustrazione di due forze insieme, scelte, tentazioni. La lotta fra segreto e secolare. L'uomo innamorato, si trova a dover scegliere, è nell'incertezza. La posizione dei due innamorati in alcuni tipi di tarocchi è di unione nella parte inferiore del corpo e distaccato dal busto in sù, ricordando una "y" si suggerisce quindi la lettura della carta come rappresentazione di un bivio.

Il Carro

Il Carro della vittoria e della regalità, il veicolo cubico, ancora legato alla realizzazione materiale, sul quale il condottiero trionfante percorre il mondo. Impugnando lo scettro del comando, attraverso il quale capta le energie del cosmo, guida con sicurezza il cocchio, trainato da due cavalli. Il personaggio raffigurato dall'arcano nr. 7 manifesta tutta la sicureza di chi ha combattuto e vinto superando ostacoli quasi insormontabili. Il Sette, infatti, è il numero del compimento, dell'interezza di una serie: sette sono, non casualmente, i giorni della settimana, sette le virtù, sette i vizi capitali. E sette anche le note musicali, i colori dell'arcobaleno, i pianeti noti nell'astrologia antica. Significa vittoria e successo nel mondo.

La Giustizia

Il suo volto, sorridente ma al contempo immobile e severo, è quello di Astrea, la dea greca della giustizia, che sorregge la bilancia equinoziale, salita al cielo a ritrarsi fra le nubi, stomacata dall'ingiustizia degli uomini. L'Angelo alato dello zodiaco, che ricorda e sintetizza le funzioni di san Michele, ha il capo adorno di una corona di ferro, massiccia come il suo trono, che allude al rigore della legge. Nella mano destra impugna la spada a doppio taglio della fatalità, volta a ristabilire, con il premio o con la pena, l'equilibrio infranto; così come la bilancia, che sorregge con la sinistra, pesa e quantifica gli errori commessi. Da notare che il numero dell'arcano, l'otto, ovvero quattro per due, è il numero della stabilità e dell'eternità, ottenuta grazie al perfetto equilbrio degli opposti. Questa carta di equilibrio simboleggia armonia, rettitudine, onore, stabilità e rigore.

L'Eremita

L'Eremita è il vecchio saggio che fonda l'avvenire sulla conoscenza del passato, procedendo a passi lenti e prudenti, in assoluta solitudine. Si appoggia a un nodoso bastone, col quale capta le energie istintive dell'universo, che sa di dover sottomettere e controllare perché non divengano distruttive. La mano destra tiene sollevata una lanterna che gli illumina il cammino ma che egli stesso vela parzialmente con un lembo del proprio mantello per non ferire gli occhi del passante, non avvezzi alla luce del sapere. Ma si tratta di un sapere sul quale non si fa illusioni, perché lo riconosce infinitesimale in confronto a ciò che deve ancora imparare. Non per nulla la sua grande dote è la modestia: è la coscienza che il proprio sapere, confrontato all' entità della scienza, è ancora nulla. CosÌ, rinunciando alle orgogliose ambizioni intellettuali, si limita umilmente a raccogliere le nozioni indispensabili al suo viaggio su questa terra. Rappresenta l'inseguimento calmo e solitario della conoscenza interiore. È un cercatore dei significati più veri e profondi di tutte le cose, colui che sta solo e cerca la conoscenza e il sapere, il saggio, lo studioso.

La Ruota della Fortuna - La Ruota del Destino

Il decimo arcano dei Tarocchi si ispira alla visione descritta dal libro di Ezechiele: quattro ruote di fuoco e strani animali uniti in gruppi di quattro. Un simbolo molto diffuso nell'iconografia medievale, che lo utilizzava per raffigurare la ciclicità dei ritmi universali, l'alternanza del giorno e della notte, le fasi della Luna, i moti dei pianeti. Senza contare che la ruota era impiegata come strumento di tortura per estorcere confessioni. La Ruota è dunque il simbolo dell'esistenza, della fortuna, della somma dei movimenti da cui scaturisce la vita. Il positivo e il negativo, lo yang e lo yin, nella loro eterna alternanza, sono qui sintetizzati nella figura della scimmia, alata e incoronata, che impugnata spada, immobile, in equilibrio sulla ruota, mentre altre due figure, una che sale e l'altra che scende, ne rappresentano i due momenti contrapposti: l'ascesa e la caduta. Al simbolismo circolare della ruota, emblema del movimento e del divenire, fa da contrappeso la forma squadrata del basamento, che allude alla fissità. Nel linguaggio alchemico, il fisso, ovvero il maschile, lo zolfo, si unisce dunque al mutevole, il femminile, il mercurio, per dar vita al sale, prodotto dell'unione fra i contrari. I quattro colori: rosso, azzurro, verde, giallo, sono rispettivamente simbolo del Fuoco, dell' Acqua, dell' Aria e della Terra. Questa carta significa successo e cambiamento in meglio della fortuna. La ruota del Karma. La reincarnazione. La figura della Sfinge Alata e dei Serpenti. Le 12 prove di Ercole. Il fiume Lete, il fiume dell'oblio.Ciò che sta in alto è uguale a ciò che sta in basso.

La Forza
La Forza non è raffigurata nei Tarocchi attraverso scontate immagini di giganti nerboruti, ma viene irradiata da un personaggio femminile che, col potere della dolcezza e della sottigliezza e senza apparente sforzo fisico, doma il leone divoratore, la belva, emblema della foga e della veemenza, trattenendolo per le fauci. A ben guardare, tuttavia, i colori stessi della carta, a cominciare dalle vesti della donna, hanno molto da rivelare. L'abito rosso, sinonimo di forza e di vitalità, è, infatti, parzialmente ricoperto dal mantello azzurro, il colore dell'intelligenza e dello spirito. Similmente il copricapo, che ricorda nella forma a otto (l'infinito) quello del Bagatto, allude al primato del mentale sulla materia. Non ha senso soffocare l'energia dell'animale che è in noi, quando la si può giustamente incanalare e sublimare per utilizzarne l'immenso potenziale. Così fa l'alchimista che, ben lontano dal distruggere la materia vile, grezza, la purifica e la calcina fino a trasformarla in oro. Alla stessa maniera, la forza bruta del leone, distruttiva e divoratrice finché lasciata a se stessa, diviene, se correttamente captata e domata, un prezioso strumento di evoluzione. La conoscenza e l'intelletto dominano sull'istinto; il coraggio, la forza interiore hanno la meglio sul disordine e la casualità degli eventi. Se i piedi della Forza, figura prettamente umana, stanno ben piantati per terra, il qui e l'adesso, il copricapo ci parla dell'infinito ed è in questo spazio illimitato che la figura cerca di affermare la propria volontà e il proprio dominio.

L'Appeso - L'Impiccato

Appeso per il piede sinistro a una trave, con il ginocchio destro ripiegato a croce sull' altra gamba, il giovane raffigurato sull'arcano n. 12, in analogia col dodicesimo segno dello zodiaco, i Pesci, che corrispondono al sacrificio e ai piedi, sperimenta la dolorosa tortura riservata in passato ai debitori. In realtà, più che di una punizione, l'Impiccato è il simbolo dell'iniziazione passiva, mistica: il sapere non si ottiene attraverso la ricerca attiva, lo studio, la sperimentazione, come è d'uso qui, in Occidente, ma all'orientale, rimanendo immobili, disponibili alla ricettività e all'ascolto. li corpo dell'Impiccato penzola nel vuoto, fra due colonne abbandonato ma ancora vincolato, con le mani dietro la schiena, presumibilmente legate, che gli impediscono di liberarsi e di agire, perché l'anima liberata sfugge ormai la realtà della materia. L'Impiccato ha scoperto che il segreto per penetrare l' essenza delle cose sta nel loro capovolgimento. Dall'inversione di prospettiva, dall'abbandono dei comuni schemi mentali, attraverso l'esperienza della solitudine e del dolore, scaturisce l'idea chiara e illuminante, presupposto per l'accettazione e la trasformazione di sé.
La Morte
Rappresenta la premessa necessaria alla rinascita. Superato, infatti, lo stato profano, il passaggio iniziatico, la prova trasformatrice, si rivivrà e meglio, immersi in una nuova condizione di sacralità. Rispetto alla raffigurazione tradizionale, qui lo scheletro ha le ossa tinte di rosa carnicino, colore rappresentativo di tutto ciò che è umano, e impugna la falce con la mano sinistra in modo da disegnare con essa la lettera mem dell' alfabeto ebraico. La falce dal manico giallo, colore della terra, ovvero della materia, ha lasciato al suolo un piede, una mano e una testa che sembrano, però, non aver perso vitalità ed espressione, quasi a indicare che niente muore del tutto e che ciò che sembrava perduto si è solo trasformato e continuerà. Di ciò che l'uomo ha fatto, pensato, sognato, delle sue idee (testa) e delle sue azioni (mani e piedi) permane, dunque, una traccia anche molto dopo che la Morte ne abbia trasformato il corpo materiale in polvere. La carta illustrata in questo testo, contrariamente alla maggioranza dei mazzi, riporta nella didascalia il nome dell' arcano che, normalmente non compare oppure compare come "IL TREDICI", si preferisce, infatti, lasciare la spazio in bianco, per esorcizzarne l'oscura pericolosità, il tabù legato alla morte, evitando perfino di nominarla o chiamandola diplomaticamente l'innominabile.
La Temperanza
L'angelo della vita universale, vestito di rosso e d'azzurro, rispettivamente colore dell'azione e dello spirito, appare intento a travasare da un'urna all'altra un fluido vitale, un liquido rigeneratore: la sensitività, l'intuito, lo spirito, la ragione, la materia grezza. Questo atto di trasmutazione alchemica, che insuffia lo spirito vitale nella materia merte e rende fisso il mutevole e stabile l'instabile, ricorda molto da vicino la trasformazione cristica dell'acqua in vino miracolosamente operata a Cana. Non a caso la stella che gli adorna la fronte la assimila allo spirito del Sole, mentre la brocca, simbolo materno di nascita e nutrizione, io avvicina alla leggendaria figura di Ganimede, il versatore d'acqua, ovvero di vita e di conoscenza, corrispondente all'undicesimo segno dello zodiaco, l'Acquario. Oltre alla diffusione del sapere, la Temperanza rappresenta, quindi, la metamorfosi interiore, la guarigione, la rigenerazione, il perfetto equilibrio fra il principio solare, maschile, e quello lunare, femminile.
Il Diavolo
Esso è rappresentato sotto l'aspetto terrificante del Baphomet templare: testa e zampe di capro, fianchi villosi, seni femminili. Nei suoi colori, il giallo delle gambe, l'azzurro dei fianchi, il rosso del petto e il bianco della testa, allude ai quattro elementi costitutivi del cosmo, Terra, Acqua, Aria e Fuoco, e loro spiriti elementari: forze preziose, di vasta portata, ma non sempre facili da controllare e da sottomettere. A sorreggerlo, intervengono due personaggi, di diversa polarità, uno yin e l'altro yang, come lui semiumani, incatenati al piedistallo dalla sommità del quale egli sembra dominare, sorridendo trionfante, uomini ed eventi. Sono le passioni che imprigionano l'uomo, riducendolo a livello quasi animale. Non per nulla, il Diavolo è l'arcano del vincolo, delle catene soffocanti, da spezzare con un supremo atto di coraggio e una volontà ferma, in grado di agire sull'istinto. Nel cosmo, infatti, anche il disordine è circoscritto dall' ordine e a questo deve essere subordinato. L'arcano n. 15 si collega alla lettera ebraica samech, in cui alcuni studiosi ravvisano la sagoma stilizzata dell' Ouroboros, il serpente che si morde la coda, simbolo dell' eterno divenire, nei cicli alternanti si di morte-rinascita. Nella stessa ottica iniziatica, allo spauracchio cornuto fanno capo le antiche divinità pagane, demonizzate, per sopraffarle, dalla cultura cristiana dominante. La connotazione fortemente negativa dell' arcano, meno drastico capovolto che diritto, proviene dalla mentalità sessuofobica dell'epoca che lo ha generato. La carta si relaziona, infatti, a tutti quegli elementi vissuti oggi con una certa libertà, come la sessualità, l'ambizione e il desiderio di potere.
La Torre
Raffigura la Torre di Babele costruita per egoismo e per l'ambizione di raggiungere il regno divino. Questo era infatti lo scopo dello ziggurat babilonese, una costruzione a diversi piani, alla cui sommità troneggiava il tempio, il più possibile vicino al cielo. Il sacerdote, attraverso la celebrazione del rito, cercava una più stretta comunicazione con Dio, da cui, probabilmente, la didascalia dell'arcano: maison de Dieu, ovvero casa di Dio, cui l'uomo, nella sua smisurata sete di potere, tenta di dar la scalata. Non a caso la Torre ci appare come una costruzione vivente, sensibile, ma scoperchiata dalla folgore divina, intervenuta a punire l'arroganza, la presunzione, la smodata ricerca di perfezione esteriore. Eppure, direttamente colpita nella parte alta merlata dalla folgore che fuoriesce dal Sole (la ragione divina), dà l'impressione di reggere bene all' attacco, grazie alla solidità delle fondamenta. Il crollo non è totale ma ha il sapore dell' avvertimento: "Costruisci, elevati: hai il diritto e il dovere di farlo; ma non sognarti neppure di voler eguagliare il Creatore". Inutile, dunque, attaccarsi con le unghie e con i denti alle certezze della materia o alla rigidità delle proprie strutture mentali, per tentare di trattenere ciò che è destinato alla fine e al mutamento. L'arcano della Torre, uno dei peggiori del mazzo, più drastico diritto che capovolto, rappresenta il perno filosofico della necessità del male come aspetto complementare del bene o come la condizione che lo precede. È il necessario cambiamento di stato, doloroso ma indispensabile, per l'evoluzione interiore. Se le energie incontrollate rappresentano un pericolo contro cui non rimanere passivi, innegablle è la loro fecondità, il potere germinativo del nuovo che sorge dal vecchio, il mutevole figlio della condizione statica e cristallizata della pietra.
Le Stelle
La fanciulla raffigurata in questa carta, dal volto dolce e bello versa in uno stagno il contenuto di due anforette, rosse e oro, che ne rivivifica l'acqua putrida. Numerose sono le divinità femminili e materne, legate all'acqua, alle quali potrebbe essere accostata la dea acquatica Anahita. Venere, sorgente dalle onde, Matrimah, madre di tutte le creature. Lucifero, il portatore di luce, detto altrimenti stella del mattino, è il grande astro che sovrasta la scena, come simbolo della luminosità che guida l'uomo smarriro nel deserto della matena. È formato da otto raggi rossi (lo spirito) che ne intersecano altrettanti dorati (la perfezione), mentre altre sette stelle più piccole, forse un' allusione all'Orsa maggiore o alle Pleiadi, gli fanno corona. Otto stelle, quindi, perché l'otto è il numero dell'infinito, dell'ordine cosmico e della giustizia. Da notare la posizione inginocchiata della figura femminile che ricorda la postura del cavaliere medievale nell'atto dell'investitura.
La Luna
Il pallido volto del nostro satellite si specchia in uno stagno al centro del quale un enorme granchio, in analogia con i segno zodiacale del Cancro, domicilio della Luna, divora tutti i residui, vale a dire il peso del passato, affinchè l'acqua non esali cattivi odori; presso la riva due cani, le costellazioni del Cane maggiore e del Cane minore, sorvegliano il cammino della Luna, diffidandola con il loro abbaiare dal discostarsi dalla sua orbita. Rappresentano quindi i difensori dell'ordine cosmico, della proprietà e dell'incoscio, come testimonia la presenza stessa delle due torri ammonitrici, erette a guisa di sentinelle nel misterioso territorio. E, del resto, questa connessione della Luna con il cane (o il lupo) esiste da sempre nella leggenda e nel mito. Da notare che le gocce che sembrano piovere dall'astro, in realtà non discendono verso la terra, ma, piuttosto, salgono da essa, come attratte dal misterioso potere lunare. Similmente, il senso di questo arcano non si estende dall'uomo all'ambiente ma, al contrario, dall'ambiente all'uomo che, ben lontano dal dominarlo, ne risulta condizionato attraverso le energie emozionali non controllate. La luna è l'ultimo degli arcani maggiori più pesanti e problematici dritti che capovolti. Quando è capovolta, ne viene attenuato, infatti il carattere oscuro, malefico verso gli archetipi della femminilità e del sogno.
Il Sole
L'Arcano ci presenta una coppia di gemelli teneramente allacciati, quasi in un giro di danza. Si tratta della ragione, il principio maschile, attivo, lo zolfo degli alchimisti, unita al sentimento, il femminile, ricettivo, il mercurio, trionfante nella luce della verità e della chiarezza. Il Sole arricchisce con una perpetua pioggia d'oro la coppia abbracciata: l'oro filosofico dell'alchimia, l'oro dello spirito, che è la riccheza suprema. L'Arcano del Sole deve essere studiato in contrapposizione con il suo complementare: la Luna. Infatti, dove là c'è il mutamento, l'apparenza, qui c'è il fisso, tutto ciò che è stabile e costante, la sostanza delle cose.
Il Giudizio - L'Angelo
L'angelo dalle grandi ali dorate che suona la tromba avvolto in una nube azzurrina è probabilmente l'arcangelo Michele, messaggero, giudice e guida di anime. Scrive Giovanni nell'Apocalisse: ho visto i morti grandi e piccoli davanti al trono. E, infatti la famiglia raffigura, la triade che resuscita sorgendo dalla tomba, simboleggia l'umanità rigenerata. E' il giudizio, il momento della verità in cui ciò che è materiale viene separato da ciò che è spirituale. Tutto, nella carta, fa pensare alla vittoria dello spirito sulla materia, annunciata con lo squillo della tromba. Attraverso la sintesi dei contrari, il maschio e la femmina, il fisso e il mutevole, rispettivamente simboleggiati dall'uomo e dalla donna, fuoriuscenti dalla tomba, nasce l'essere spirituale trasmutato: il bambino alchemico in mezzo a loro, cui entrambi guardano assorti in preghiera.
Il Mondo
All'interno di una ghirlanda di foglie intrecciate, la dea della vita, velata di rosso sembra impegnata nella corsa o nella danza. E invece rimane immobile al centro, come un fuoco eterno e fiammeggiante nella sua fissità, simbolo dell'attività, della giovinezza, della vita stessa. Molteplici, del resto, sono i simboli che sembrano convergere in questa direzione, assimilando la fanciulla del ventunesimo arcano all' antica divinità femminile della terra e della fecondità, primo fra tutti la falce di Luna che le orna la fronte a mo' di corona, uno dei più diffusi significatori di fertilità. Assecondando l'identità Luna-cicli, cicli mensili-maternità, ecco allora dispiegarsi tutto un tessuto fortemente allegorico, incentrato sui caratteri femminili della donna creatrice di vita. Confermato, per di più, dalla forma ovale della ghirlanda, che ripropone, appunto, simboli femminili altrettanto significativi: l'uovo, concentrato della nuova vita, la mandorla, frutto del matrimonio e della fertilità, il seIpente che si morde la coda, signore dell' eterna trasformazione, e infine il grembo e gli organi sessuali femminili, sede della formazione e della nascita. Ai quattro angoli della carta troneggiano l'Angelo, il Toro, il Leone e l'Aquila, rispettivamente simboli dell'unità del tempo, scandito dai quattro segni fissi, al centro di ogni stagione, Acquario, Toro, Leone e Scorpione.
Il Matto
Il ventiduesimo arcano, privo di numero, può essere indifferentemente considerato l'ultimo o il primo del mazzo, infatti, se esaminato esclusivamente da un punto di vista superficiale, il suo ruolo non conta nulla. Il Matto è l'essere irresponsabile, incosciente e passivo, che sembra trascinarsi attraverso l'esistenza assecondando impulsi razionali. L'abito variopinto, dove compaiono, oltre al verde, i tre colori fondamentali, rosso, blu e giallo, corredato dal berretto a sonagli, tipico copricapo dei buffoni di corte, vuole indicare le molteplici e incoerenti influenze che lo sospingono qua e là, con il fagottello penzoloni sulle spalle, pieno dei suoi inconsistenti tesori. Il Matto ci fa comprendere quanto buon senso sia necessario per non uscire dal campo della ragione, da cui troppo facilmente si sconfina ogni volta che si tenta di abbordare ciò che è troppo grande: l'infinito. Un animale selvatico, emblema della lucidità e del rimorso, lo addenta, spingendolo, anzichè trattenerlo, verso l'ineluttabile. Ma in questa noncuranza del pericolo, del dolore, in questa ricerca dell'infinito, è racchiusa la grande lezione del Matto, che ha rinunciato alla materia e all'ambizione in vista di un'evoluzione esclusivamente interiore. Si tratta infatti dello stesso uomo che ha aperto il ciclo degli arcani maggiori, il Bagatto, che attraverso i successivi passaggi lungo la via iniziatica, ha conseguito la vera saggezza. Quella del filosofo, del diverso che ha finalmente trovato il coraggio di andare controcorrente, muovendosi all'interno di se stesso, lungo le strade del cuore.
 

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